La dieta chetogenica, nata come terapia medica per il trattamento dell’epilessia resistente, ha guadagnato negli ultimi anni grande popolarità anche in ambito nutrizionale e metabolico. Dal punto di vista clinico, i medici riconoscono che questo approccio può avere benefici significativi in alcune condizioni specifiche, come l’obesità, il diabete di tipo 2 o la sindrome metabolica, quando viene applicato in modo controllato.
Tuttavia, non è una dieta adatta a tutti. La dieta chetogenica comporta cambiamenti metabolici importanti e può risultare impegnativa per l’organismo se non ben gestita. I medici sottolineano la necessità di un’attenta valutazione prima di intraprenderla, per escludere controindicazioni legate a patologie renali o epatiche. Anche il monitoraggio durante il percorso è essenziale per evitare squilibri nutrizionali e carenze.
L’approccio clinico, quindi, non demonizza né idealizza la chetogenica, ma la considera uno strumento terapeutico utile in contesti precisi e sotto supervisione professionale. Il ruolo del nutrizionista e del medico è fondamentale nel definire tempi, modalità e protocolli, adattando la strategia alle reali necessità del paziente e garantendo sicurezza e risultati sostenibili.